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HO UNA CALCIFICAZIONE ALLA SPALLA, L'OSTEOPATIA PUÒ AIUTARE?

via enrico toti 1, olmo di martellago

30 Ottobre 2018

HO UNA CALCIFICAZIONE ALLA SPALLA, L'OSTEOPATIA PUÒ AIUTARE?

Qualche tempo fa ho ricevuto questa domanda via e-mail. Ho pensato di riportare qui il contenuto dello scambio epistolare poiché il dolori alle spalle e le calcificazioni sono problematiche abbastanza comuni, ed è perciò utile chiarire l'argomento.
 
La teoria vuole che il trattamento specifico per le calcificazioni sia quello fisioterapico avvalendosi degli apparecchi elettro-medicali. La pratica però, a volte, è ben diversa. Il soggetto in questione infatti, prima di contattarmi, aveva già fatto un ciclo di ultra suoni e poi di onde d'urto, senza però ricavare alcun beneficio.
Cosa fare allora in questo caso? e perché non ha funzionato?
 
La calcificazione rappresenta solo la fine di un processo di difesa del corpo, come fosse un callo su una mano che si forma per proteggere la cute. In seguito a microtraumi ripetuti, ad infiammazione cronica, il tendine calcifica perdendo elasticità e irrigidendosi.
Il trattamento fisioterapico non ha quindi avuto buon fine perché focalizzato al sintomo; perché molto probabilmente la spalla paga per altro che è in atto nel corpo, nella gestione della postura. Questa causa latente, non colpita dal trattamento con i macchinari, continua a lavorare alterando la dinamica dell'articolazione e sostentando il dolore.
 
In una visita con l'osteopata si ricerca la causa; si ricerca la "domanda" che ha avuto come risposta la calcificazione. Compreso questo non servono quindi molti e ravvicinati incontri.
In pochi trattamenti si lavora sulla causa liberando le restrizioni che fanno muovere male la spalla, costringendo poi i tendini a difendersi attraverso l'infiammazione prima e la calcificazione poi.

In seconda battuta il percorso verso il benessere dell'articolazione si compone necessariamente di una piccola sequenza di esercizi che propongo per rendere il paziente attivo, responsabile e indipendente nella manutenzione. Così facendo si amplificano e velocizzano gli effetti del trattamento, rendendo il risultato più stabile poiché si attua una vera e propria rieducazione su un corpo libero da vincoli e che acquisterà una dinamica nuova, più rispettosa delle strutture.
 
Nel caso specifico, tornando al paziente che mi ha ispirato per questo scritto, il grosso del problema non era prettamente meccanico e strutturale, bensì ho riscontrato, e quindi lavorato, una limitazione nel movimento cranio-sacrale.
 
Concludendo: l'azione sul sintomo va sicuramente bene, soprattutto se fortemente invalidante per dolori o limitazioni. Una volta guadagnato tempo con l'antinfiammatorio piuttosto che il trattamento localizzato è buona cosa andare oltre e ricercare lo squilibrio che ha costruito, nel tempo, il problema così come il corpo lo manifesta.
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